Events in Mirror Are Closer Than They Appear

VOTO ELETTRONICO: il racconto di un difficile weekend nei seggi

Di Francesca C.

Oltre al motivo del contendere, il referendum sull’autonomia lombarda ha fatto parecchio parlare di sé per le modalità di voto. Per la prima volta in Italia, infatti, si è sperimentata la strada del voto elettronico.

Come sempre accade in questi casi i cittadini si sono spaccati tra sostenitori, che parlano di futuro e di innovazione, e detrattori che hanno criticato l’iniziativa per i costi elevati, per la lentezza con cui sono stati comunicati i dati e per alcune incongruenze sui valori riportati tra i comuni e la regione. Per capire meglio come si sono svolte le operazioni, riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Francesca, una giovane digital assistance che nei giorni scorsi ha lavorato presso i seggi di Sesto San Giovanni.


Oggi è martedì, il referendum si è concluso e posso ormai affermare con certezza che, se tutti gli elettori decisi a spuntare la casella in risposta al quesito, si fossero riuniti in piazza e avessero preso la decisione definitiva ad alzata di mani, il conteggio dei voti sarebbe stato più semplice e realistico.

Cominciamo con la giornata di sabato.

Noi digital assistance arriviamo ai seggi e veniamo subito elevati, da presidenti e scrutatori, al ruolo di tecnici informatici, guardati e ammirati come i Bill Gates della situazione. Ovviamente nella realtà eravamo ben altro (io laureata in giurisprudenza e la mia collega in belle arti); quello che ci ha permesso di indossare il tesserino marcato Manpower è stato un semplice corso on line e il superamento di un test a risposta multipla, che, tra l’altro, potevi ritentare varie volte finchè non azzeccavi tutte le risposte, il tutto per un totale di 30/40 minuti. Insomma, una formazione del tutto inadeguata che riduceva l’attività a qualcosa di molto semplice perché tanto per tutto il resto, per la parte che sembrava più complicata, ci sarebbe stato il presidente e per ogni tipo di problema ci sarebbe stato il numero verde. Dicevano.

Sarebbe sicuramente andato tutto liscio se il numero verde avesse funzionato per un solo minuto, se i presidenti avessero almeno sfogliato il manuale che, non so chi (forse un inventore di rebus per la settimana enigmistica), si era premurato di redigere per loro e se i nostri “veri” tecnici di riferimento avessero avuto una vaga idea di come procedere, o almeno una vaga idea in generale.

Viste le premesse, sarebbe sicuramente andato tutto liscio, un vero peccato che si siano succeduti una serie di sfortunati eventi, d’altronde è la prima volta che si utilizza il voto elettronico, è normale, bisogna prenderci la mano. Diceva il rappresentante di lista della Lega.

Le poche istruzioni che ci erano state date, oltre che quasi inutili, divergevano dalla realtà dei fatti. Prima fra tutte quella in merito all’inserimento della chiavetta usb che sarebbe dovuta arrivare in una busta ed essere inserita nel dispositivo dal presidente al fine di garantire una seppur minima apparenza di inviolabilità del sistema. La busta c’era ma era vuota perché la chiavetta si trovava già all’interno dei tablet e questo lasciava già presagire il peggio sull’affidabilità del voto elettronico.

Nonostante tutto, la giornata di sabato si conclude: tablet collegati alla corrente (anche se alcuni non funzionanti), prove di voto non andate a buon fine, pulsanti di abilitazione al voto predisposti ma illuminati, a seconda della diversa interpretazione data del manuale (e non per una questione cromoterapeutica), di colori diversi, preoccupazioni e dubbi, molti dubbi.

La domenica inizia nel prevedibile caos totale. I tablet erano da impostare nuovamente e quelli guasti erano da sostituire. La poca esperienza accumulata il giorno prima e il fatto di essere dei quasi nativi digitali, ci permette di reimpostare nel modo giusto i tablet. Inoltre, il numero verde viene finalmente attivato ma mi rendo subito conto che dall’altra parte della cornetta c’è uno come me che mi fa delle domande standard ignorando la problematica e quindi, nel dubbio (compagno fidato di questi due giorni), i tablet guasti vengono sostituiti.

Nel mentre, ci raggiunge il rappresentante di lista che si eleva subito a paladino della democrazia e comincia a temere il complotto lamentandosi del fatto che, secondo lui, nel cercare di risolvere i problemi causati dalla scarsissima organizzazione che loro stessi avevano voluto, stavamo impendendo alle persone di votare. Erano le 7, 15 di domenica mattina, fuori era buio e l’unico in coda per votare era lui.

Superata l’alba, fino alle 14,30 tutto trascorre tranquillo. Gli anziani escono dai seggi orgogliosi di essere riusciti a toccare un tablet senza alcun aiuto psicofisico, per niente preoccupati del pericolo che incombeva e ignari del dietro le quinte composto dal colosso Smartmatic, già campione di cyber security nelle elezioni in Venezuela, paese noto per la sua classe politica incorruttibile, che avrebbe dovuto mettere al sicuro il loro voto e salvare la costituzione.

Alle 14,30 però la spada di Damocle, vittima della forza di gravità, cade e colpisce: sei tablet devono, per un problema tecnico di origine ignota, essere resettati e i voti espressi fino a quel momento devono quindi essere cancellati per poi essere reinseriti manualmente dal nostro tecnico di riferimento che per l’occasione accorre fisicamente in nostro soccorso. Fu così che ho visto una persona votare per più di 150 volte, cercando nel minor tempo possibile di reinserire manualmente tutti i voti espressi in quella mattinata.

Alla luce di questo quadro fatto di errori dei singoli, disorganizzazione, problemi tecnici, reinserimento manuale dei voti e continui intoppi, non si può certo negare che abbia vinto l’autonomia, sulle percentuali e sulla correttezza delle operazioni, però, sono un po’ meno certa.

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