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“Resistenze” – 20/4/2018 @Centro Civico

Di Luca Massironi

Domani, venerdì 20 Aprile alle ore 21.00, presso il Centro Civico di Bresso si terrà lo spettacolo teatrale “Resistenze”, scritto e ideato dalla Compagnia Teatrale Oltreunpo’. 

Lo spettacolo, voluto dall’assessorato alla cultura, pone allo spettatore una serie di domande che risultano particolarmente significative a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 Aprile.

Se volete sapere di che si tratta, qui sotto potete leggere la scheda di presentazione realizzata dalla compagnia.

A domani!

Resistenze

Scritto e ideato dalla Compagnia Teatrale Oltreunpo’
Regia: Marco Oliva
Con: Martino Iacchetti, Michela Marongiu, Elena Martelli e Manola Vignato

Lo spettacolo teatrale “Resistenze” rappresenta una nuova tappa di un lavoro che inizia nel settembre 2015 con lo spettacolo “Oltrepossiamo – Tragicomica Oltrepadana” (contro la realizzazione dell’Inceneritore di Retorbido, nell’Oltrepò pavese).

Lo spettacolo si interroga su che cosa vuol dire “resistere” oggi. Oggi che la democrazia sembra certa, oggi che i diritti sembrano garantiti, oggi che il territorio sembra appartenere ai suoi cittadini, oggi che non sembrano esserci terre occupate e sembrano non esserci invasori, oggi che siamo così liberi, a cosa dobbiamo resistere? Perché a settant’anni dalla Liberazione ha ancora senso e valore parlare di Resistenza?

La più grande difficoltà di oggi è quella di riconoscerlo l’invasore. Non si vede, non ha una faccia dai lineamenti riconoscibili, spesso non ha nome (o a volte ne ha più di uno), quasi non esiste: una sorta di potere occulto che agisce per noi e sotto il nostro nome. A chi abbiamo delegato il nostro pensare? A chi abbiamo affidato le nostre scelte? Qual è il ruolo di un semplice cittadino in quest’era globale?

Siamo tutti cittadini del mondo ma abbiamo dimenticato che tutto questo mondo è fatto di centimetri di terra, di acqua, di aria. I padri della Resistenza lo sapevano bene quando, insieme alla nostra cultura e agli ideali di libertà, difendevano con la vita le nostre colline e le nostre città.

Come si può essere partigiani oggi? Che cosa vuol dire oggi prendere parte? Il prendere parte ci rimanda immediatamente ad un agire attivo, in prima persona, ad un agire che non delega ad altri. L’essere partigiani ci rimanda alle strade, alle piazze, ai luoghi di ritrovo. Oggi non si prende parte, oggi non si partecipa, oggi si condivide, virtualmente però, da soli. Non si dividono più responsabilità, idee, progetti con qualcuno. Ci si limita a fare propri i pensieri di qualcun altro.

E’ anche a questo tipo di informazione che bisogna resistere. Le notizie viaggiano veloci, da un capo all’altro del mondo ma nei quartieri, nelle città, nei paesi le persone non hanno tempo, voglia di parlarsi, di ritrovarsi, di confrontarsi. E allora i luoghi che abitiamo ma che non viviamo diventano facile preda di invasori invisibili che sfruttano ogni tipo di risorsa.

Siamo forse consapevoli che questo accade nei paesi lontani (si prendano ad esempio le ultimissime vicende dell’Honduras, dove di ecologia si muore, o della Nigeria, dove il petrolio uccide). Lì le grandi multinazionali distruggono la vita di intere comunità che pertanto talvolta sono costrette a migrare, perché in quelle terre inquinate e devastate non hanno possibilità di futuro e perché quel legame che univa gli abitanti all’ambiente è stato brutalmente reciso. Siamo però meno consapevoli che tutto questo accade anche qui, dove quel potere occulto sembra imporci un’unica idea di progresso che è sinonimo di sfruttamento, sia dell’ambiente sia dell’uomo e del suo lavoro, un lavoro che oggi è sempre più sinonimo di ricatto. Si lavora in luoghi pericolosi per la salute, e spesso vi si vive.T-99dd50e96795d87191159ea4ab2debec-850x1213

Ci siamo forse dimenticati di ciò che tutte le guerre sanno fin troppo bene? Ovvero che per distruggere un popolo, la sua cultura, bisogna distruggere innanzitutto il suo ambiente fisico, fare dei suoi luoghi terra bruciata. E perché questo non dovrebbe valere anche in tempo di “pace”? Perché se i nostri paesaggi, i nostri mari, le nostre colline, i nostri cieli vengono danneggiati noi ci riteniamo immuni? Confidiamo così tanto nella nostra capacità di adattamento? Può essere, ma quanti uomini devono morire di inquinamento prima che i nostri geni si adattino a un ambiente malsano?

Ma del resto questo è il progresso. E se i nostri partigiani avessero creduto a quella bugia per cui progresso significava creare un nuovo ordine basato sulla purezza della razza e sull’obbedienza assoluta al capo? E se i nostri partigiani non avessero resistito?

Lo spettacolo “Resistenze” non vuole solo essere un omaggio a chi ci ha permesso oggi di essere liberi, ma vuole soprattutto farsi esso stesso momento di condivisione attiva, di partecipazione reale, fisica, tra persone, per ricordarci che la libertà è un diritto ma la libertà di fatto è una conquista che non può essere data per scontata.

 

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